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La reazione alla caduta dei capelli da chemioterapia

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La caduta dei capelli dovuta alla chemioterapia è certamente uno dei momenti più sconvolgenti del ciclo di cure oncologiche.

Se ne parla sempre più spesso e con un approccio più attento e delicato rispetto a quanto avveniva in passato, ma purtroppo non è mai abbastanza.

La gestione dell’alopecia da chemioterapia, infatti, ad oggi non ha una metodologia ben definita. Le informazioni fornite in ospedale sono spesso lapidarie e lacunose, e comunque non coprono tutti gli aspetti correlati a tale tematica. Ci si lascia guidare da consigli generici e indicazioni frammentarie, con il risultato che molte volte tale tematica viene messa in secondo piano (e persino sminuita) rispetto alle altre questioni connesse al tumore.

In realtà, ci sarebbe davvero molto da dire e da fare. La caduta dei capelli causata dalla chemioterapia è un momento traumatico, che ha bisogno di attenzioni e del giusto supporto, sia a livello estetico che a livello emotivo.

Il consulto estetico specialistico (come quello che offriamo noi) serve a guidare i pazienti oncologici alla scoperta di un mondo totalmente inedito per loro, nel quale si viene catapultati nel giro di appena poche settimane.

Conoscere i tempi, le modalità e gli accorgimenti da adottare prima, durante e dopo la caduta dei capelli (nonché quelli legati alla successiva ricrescita) è assolutamente necessario per trovare la soluzione migliore per sé, a prescindere che si decida di indossare una parrucca, un turbante o di lasciare il capo calvo.

E se l’aiuto estetico copre una parte della reazione emozionale, non si può prescindere neanche dal supporto psicologico, che in molti casi può essere estremamente importante.

Ma qual è esattamente l’impatto psicologico dell’alopecia dovuta alla chemioterapia? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Nadia Zambelli, psiconcologa e fondatrice di Fattore Cancro.

Nadia Zambelli psiconcologa Fattore Cancro
Nadia Zambelli

 

 

Nadia, la caduta dei capelli durante la chemioterapia è una tematica che si va a sommare ad altri aspetti traumatici del tumore. Quanto saper affrontare questo momento può essere determinante nell’intera gestione della malattia e della reazione ad essa?

“L’alopecia è uno degli effetti collaterali più temuti delle cure oncologiche. La caduta dei capelli dovuta alla chemioterapia è descritta da molti pazienti come un vero e proprio trauma e comporta un elevato stress psicologico in grado di interferire non solo con l’adattamento alla malattia, ma anche con l’aderenza alle prescrizioni terapeutiche. Sappiamo dalle ricerche, ad esempio, che le donne con tumore mammario possono vivere la prospettiva di perdere i capelli come emotivamente più dolorosa rispetto alla perdita del seno tanto da rifiutare, fino all’8% dei casi, la chemioterapia proposta se alopecizzante.”

 

Nella tua esperienza, quali sono i momenti più delicati e che emozioni provocano alle donne?

“I capelli, in quanto parte dell’aspetto fisico, contribuiscono a definire l’immagine corporea e quindi l’identità della persona. Sono simbolo di salute, bellezza, sensualità. Per questo la loro caduta equivale nel vissuto alla perdita di una parte di sé e scatena emozioni negative anche molto intense. Si possono provare ansia, tristezza, rabbia, vergogna, con ricadute importanti sulla qualità di vita, sull’autostima e sulla relazione con gli altri.

Uno dei momenti più difficili, ma anche tra i più significativi, è senz’altro la rasatura, che può essere vissuta come il passaggio ad una nuova fase, in cui diventa reale il cambiamento temuto e ci si confronta con una nuova immagine di sé e con una quotidianità diversa da gestire. Alcuni rinviano il più possibile la decisione, convinti di non riuscire a tollerare emotivamente il cambiamento.

Anche l’attesa è per molti un momento carico di ansia, in cui i pensieri e l’attenzione sono concentrati sui possibili segnali che indicano l’inizio della caduta e sulla costante ispezione di indumenti e oggetti su cui potrebbero depositarsi i capelli. Quando poi iniziano a cadere, il disagio di ritrovarseli in casa o in altri luoghi frequentati spesso condiziona la vita di relazione.

Durante il periodo di convivenza con l’alopecia, e nonostante l’uso di turbanti o parrucche, l’imbarazzo di mostrarsi agli altri, il timore del giudizio e di essere etichettati come malati possono indurre a limitare le situazioni sociali e a rinunciare a molte attività. Per alcuni il disagio è tale da evitare di uscire di casa e persino di guardarsi allo specchio.”

 

Nel tuo blog parli della metafora della guerra accostata al tema oncologico. C’è secondo te un collegamento tra il modo in cui le donne gestiscono l’aspetto estetico e la modalità di reagire alla malattia?

“La metafora della guerra è la rappresentazione più frequentemente usata nella nostra società per riferirsi al cancro. Secondo questa visione il paziente oncologico è considerato un “guerriero”, in lotta per la vita contro un nemico spietato. Lo spirito combattivo è effettivamente uno tra gli atteggiamenti possibili: il malato vede il suo tumore come un nemico da combattere e questo lo aiuta a far fronte al percorso oncologico. Tuttavia, dare per scontato che tutti i malati si sentano guerrieri implica aspettarsi che dimostrino sempre di essere forti e coraggiosi, e che vincere la guerra dipenda principalmente da loro. Chi non si riconosce in questa visione può sentirsi perciò a disagio, in dovere di nascondere le emozioni ed evitare i comportamenti che non si addicono ad un guerriero.

Nella stessa ottica, in una società come la nostra dove ancora è forte lo stigma verso la malattia, e verso il cancro in particolare, anche i cambiamenti fisici dovuti alla patologia o alle cure rischiano di diventare etichette negative. L’alopecia in particolare è nell’immaginario collettivo un segno inequivocabile di malattia, caratteristica fisica distintiva del malato oncologico.

Il modo di gestire l’aspetto estetico durante la malattia, per la molteplicità di significati che assume (sul piano personale, sociale e culturale) è strettamente collegato all’atteggiamento verso il cancro: può essere risorsa che favorisce l’adattamento al percorso oncologico o, al contrario, trappola che alimenta il disagio. D’altra parte, il modo di vedere la malattia e le cure influenza l’accettazione e la gestione dei cambiamenti fisici.

Ci sono donne che si sentono guerriere e mostrano con orgoglio l’alopecia perché questo le aiuta a combattere. Altre che invece non riescono ad accettarla. Così come ci sono uomini che entrano in crisi quando perdono i capelli, nonostante la calvizie maschile sia socialmente più accettabile. E ci sono donne per le quali indossare una parrucca o turbanti colorati è ciò che le aiuta a stare meglio, a gestire il disagio del tumore e delle terapie.

In ogni caso, è importante che ognuno sia sostenuto a trovare un proprio equilibrio, il proprio personale modo di far fronte alla malattia. Per continuare a vivere, nonostante tutto.”

 

In concreto, che supporto dà uno psiconcologo? E in quali aspetti differisce dall’attività di uno psicologo “generico”?

“Lo Psiconcologo è uno psicologo con formazione specifica in Psiconcologia, la disciplina professionale che si colloca come interfaccia tra oncologia e psicologia clinica e che si occupa dell’impatto psicologico della malattia su paziente, famiglia ed équipe curante, nonché del ruolo dei fattori psicologici nella prevenzione e nella cura del cancro.

I tumori sono patologie complesse, multifattoriali e multidimensionali, la cui gestione richiede una presa in carico globale del paziente e la collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti.

Lo Psiconcologo di solito è parte integrante dell’équipe di cura, con cui si interfaccia costantemente, e interviene in maniera trasversale in tutte le fasi della malattia, a sostegno del paziente e della famiglia per favorire l’adattamento, la mobilitazione delle risorse personali, l’elaborazione del vissuto emotivo e la gestione efficace dello stress psicologico. Gli interventi spaziano da singole consulenze a percorsi più strutturati di durata variabile, attivati su richiesta diretta o su invio dei curanti che rilevano bisogni o criticità. Lo Psiconcologo rappresenta una risorsa a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie per vivere al meglio possibile l’esperienza oncologica e integrarla nel proprio percorso di vita.”

 

Nadia, tu affronti spesso anche la questione oncologica dal punto di vista dei caregiver. Che aiuto emotivo possono fornire ai pazienti nella gestione della caduta e della ricrescita dei capelli?

“Il caregiver è la persona che rappresenta per il paziente il riferimento principale sia per l’aiuto pratico che per il supporto emotivo. Si tratta solitamente di un familiare stretto, molto spesso il partner, il genitore o il figlio, ma può avere questo ruolo anche un fratello o un amico.

L’attenzione all’impatto psicologico che la malattia ha sul caregiver è importante per vari motivi. Innanzitutto perché il carico dell’assistenza e il coinvolgimento affettivo lo espongono ad elevati livelli di stress. Non a caso, da questo punto di vista il tumore è considerato una vera e propria “malattia familiare”.

E poi perché l’atteggiamento di chi sta accanto e il suo sostegno, più o meno adeguato, costituiscono una risorsa o un ostacolo per l’adattamento del paziente al percorso oncologico. Nell’ambito del rapporto di coppia ad esempio, il modo di affrontare la caduta dei capelli da chemioterapia e gli altri cambiamenti fisici influisce sull’equilibrio personale e sulla relazione stessa in molte aree, tra cui l’intimità.

Per un paziente che si vede diverso, a disagio con il proprio corpo, e che prova imbarazzo a mostrarsi, sentirsi compreso dal partner è di fondamentale importanza. Chi sta accanto può essere di aiuto in molti modi: accogliendo tutte le emozioni, anche e soprattutto quelle negative senza minimizzare, prestando attenzione ai bisogni, rispettando i tempi e le priorità, essendo disponibile a riorganizzare se necessario ruoli e abitudini.

Tutto questo aiuta la persona a non sentirsi sola ad affrontare le sfide della malattia, a mantenere una continuità di vita pur nel cambiamento, a riconoscersi e ad accettarsi in un momento fortemente destabilizzante, ma che può diventare anche occasione di crescita.”

 

 


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Per maggiori informazioni sul percorso di consulenza estetica sulla gestione dei capelli durante la chemioterapia, non esitare a contattarci al 3501241760.

 

 

 

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